Perche' discipline bio naturali?
  Le discipline bio naturali come risorsa sociale
  Assistenza sanitaria tra pubblico e privato: il vicolo e' cieco?
  Proposta di legge regionale sulla regolamentazione delle discipline bio naturali
  Ma la pratica amatoriale deve restare libera

LE DISCIPLINE BIO NATURALI COME RISORSA SOCIALE

Nel ventennio '60 - '80 tutti i paesi avanzati si sono dotati di un Servizio Sanitario Nazionale nella convinzione dichiarata di poter "risolvere" il problema della salute del cittadino; un piano organico di cura, assistenza e prevenzione, supportato da investimenti e strutture adeguate, avrebbe dovuto razionalizzare i servizi per la salute pubblica consentendo in pochi anni di gestire il benessere collettivo a costi decrescenti. Non è stato così: i costi hanno continuato a lievitare e costringendo i pubblici poteri, vent'anni dopo, a cambiar drasticamente politica. Le nuove parole d'ordine sono:
a) limitazione dei servizi sanitari forniti dal sistema pubblico in base ai "livelli minimi di assistenza".
b) privatizzazione dei servizi sanitari mediante il ricorso alle assicurazioni.
 

 
Nell'evidente impossibilità di seguire il lievitare dei costi sanitari (anzi dovendo ridurli per recuperare sul deficit di bilancio), il Servizio Sanitario Nazionale e i Servizi Sanitari Regionali tendono a limitare gli interventi alle situazioni previste nei livelli minimi di assistenza (in pratica tutte le cure salva-vita) e a delegare ad altre strutture (pubbliche o private, ma in regime di concorrenza) tutto il resto. Il riordino di tutto il mondo dell'assistenza impostato con la legge sul "welfare", i fondi integrativi, le mutue regionali obbligatorie ecc. si stanno muovendo in questa direzione, ormai identificata come strada obbligata per conciliare bilanci in rosso e qualità dell'assistenza. Ma se i "riordini", le razionalizzazioni, la concorrenza tra pubblico e privati, l'introduzione di tickets ecc. possono produrre risparmi, anche cospicui, è improbabile che possano compensare l'irrefrenabile crescita delle spese sanitarie dovuta alle note cause (l'invecchiamento della popolazione, i costi della ricerca ecc.). E d'altro canto il ricorso alle assicurazioni private non risolve il problema visto che i costi crescenti devastano anche i loro budget creando fenomeni perversi descritti nell'articolo a pag. 44: fallimento di società assicuratrici, revoca della copertura a chi si ammala gravemente, premi stratosferici ecc. con il risultato di lasciar scoperti i soggetti più deboli e riversare il problema ancora sull'assistenza pubblica.
Parallelamente si è sviluppato negli ultimi venti anni un altro fenomeno; oltre 9 milioni di italiani si rivolgono alle cosiddette medicine non convenzionali. Molte delle discipline inglobate tra le cure alternative rientrano nel novero delle Discipline Bio Naturali, estranee al mondo della medicina convenzionale e all'universo "scientifico". Un italiano su 10 si rivolge a queste discipline per trovare un miglior equilibrio, un benessere più globale, per sperimentare una diversa qualità della vita; tutto ciò non solo non costa una lira ai sistemi sanitari pubblici, ma genera un colossale risparmio in termini di cure, ricoveri, farmaci, prestazioni specialistiche, convalescenze, riabilitazioni ecc. Se proviamo a far il conto delle somme ingenti risparmiate dallo stato per aver (involontariamente) "dirottato" sulle cure non convenzionali milioni di cittadini, ci rendiamo conto che senza la crescita di questo settore "alternativo" il bilancio della Sanit à sarebbe già collassato. Quanto costerebbe al Sistema Sanitario un mal di schiena (spesso recuperabile con 4 o 5 sedute di shiatsu) a suon di visite generiche e specialistiche, analisi, tac e risonanze magnetiche, degenze, cure, farmaci, interventi chirurgici, terapie riabilitative ecc.; e se poi tenessimo conto dei costi sociali (assenze dal lavoro, sospensione di servizi, indennità malattia ecc.), dell'occupazione generata, delle imposte sulle prestazioni versate all'erario…..
Quanto hanno prodotto in termini di minori uscite e maggiori entrate i 500.000 cittadini italiani che ogni anno si rivolgono allo shiatsu per piccoli o grandi disagi, o più in generale per migliorare la propria condizione di benessere, con ciò stesso operando la sola prevenzione efficace? E gli altri milioni che si sono rivolti alle altre Discipline Bio Naturali?
Alcuni settori del mondo sanitario (medici, infermieri professionali, fisioterapisti ecc.) operano per avocare a sé alcune di queste discipline sulla base della convinzione di essere gli unici con una formazione adeguata a prestare quelle che considerano "terapie", "prestazioni sanitarie".
E' una posizione rispettabile ma non condivisibile per due motivi fondamentali: in primo luogo perché la loro formazione "sanitaria" é inutile nella pratica professionale tali discipline, che richiedono una formazione totalmente diversa.
Lo shiatsu affidato ai fisioterapisti sarebbe ridotto ad una delle tante tecniche usate in riabilitazione, privo di capacità innovativa, costretto negli angusti limiti "meccanicisti e riduzionisti" dell'approccio scientifico.
In secondo luogo perché uccidere la gallina dalle uova d'oro? Riportare nell'ambito del Sistema Sanitario ciò che è cresciuto e si è affermato fuori (potremmo dire anche proprio perché fuori) vorrebbe dire ritornare ad accollare alle casse pubbliche ciò che oggi non costa nulla, anzi produce cospicui risparmi.
Vorrebbe dire svuotare una potente risorsa umana ed economica che costituisce una reale possibilità di aiutare le finanze pubbliche senza rinunciare alla qualità dei servizi per il benessere.

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