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Le prospettive di una regolamentazione dello shiatsu si fanno via via più realistiche, concrete, vicine.
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A livello regionale, nazionale, europeo si moltiplicano le iniziative per identificare la figura professionale, per definire il curriculum formativo, per riconoscere istituti di formazione e associazioni di professionisti. E ciò è una cosa buona.
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Che un professionista, che un istituto di formazione, che un albo professionale possa e debba garantire adeguati livelli di qualità, possa e debba dimostrare standard operativi all'altezza delle funzioni assunte e dei servizi erogati, che l'utente (sia esso privato cittadino che riceve un trattamento o si iscrive ad una scuola, ente privato e/o pubblico che stipula una convenzione, committente pubblico che finanzia una attività) possa avere la certezza di aver a che fare con professionisti, istituti, organizzazioni di adeguata serietà e qualità certificata, è giusto e doveroso.
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Giusto per tutelare la dignità professionale e la qualità operativa di quanti praticano e insegnano lo shiatsu con serietà e impegno.
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Doveroso per salvaguardare il benessere, l'impegno e i soldi degli utenti a tutti i livelli.
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Penso che nessuno abbia una fiducia cieca o eccessive speranze che una normativa, per quanto seria e rispettata, possa risolvere i problemi (il libero mercato ha funzionato egregiamente in questi anni nel selezionare ciò che era valido sia a livello di singoli che di gruppi) ma sicuramente può essere utile, soprattutto se si tratta di una normativa "leggera".
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Ma non dimentichiamo come lo shiatsu è nato e si è sviluppato in Italia; più ancora non dimentichiamo quale è la natura intrinseca della shiatsu, quella natura da cui scaturiscono le caratteristiche "vincenti" dello shiatsu, quelle che ne hanno stimolato la diffusione e determinato il successo (e ne condizionano l'efficacia).
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Non dimentichiamo che lo shiatsu è anzitutto una disciplina evolutiva.
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Presi dalla foga di creare una regolamentazione adeguata per la formazione, una buona normativa per l'esercizio della professione, spesso rischiamo di dimenticare, prima di tutto, di garantirci e garantire a tutti gli appassionati di shiatsu la possibilità di praticare senza vincoli di sorta, di costituire gruppi di pratica senza tutele e sorveglianze, di evolvere con lo shiatsu senza bisogno di patenti, diplomi o autorizzazioni.
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Rivendicare la libertà di pratica per tutti gli appassionati è doveroso e necessario tanto più ora che stiamo muovendoci verso una regolamentazione dell'attività professionale connessa allo shiatsu, regolamentazione che non può e non deve diventare irregimentamento, normalizzazione, appiattimento di un fenomeno che si è affermato nel sociale senza regole, anzi fuori da ogni regola e ha tratto proprio dalla sua diversità rispetto gli schemi usuali la forza di coinvolgimento e la capacità di creare una nuova cultura della relazione e della qualità della vita.
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Ridurre lo shiatsu a terapia alternativa, a medicina non convenzionale, a pratica sanitaria, a massaggio per il benessere, a professione intellettuale vuole dire svuotarne la ricchezza e tarparne l'evoluzione.
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Lo shiatsu è una disciplina evolutiva e la sua pratica deve essere libera da qualsiasi vincolo in tutte le forme.
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Ben vengano normative che disciplinano l'esercizio della professione dell'operatore shiatsu e la formazione professionale.
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No a qualsiasi limitazione alla pratica dello shiatsu amatoriale a coppie e in gruppo, con o senza la guida di esperti, in ogni ambito: nella famiglia, nelle associazioni, nel volontariato e in tutti gli altri ambiti in cui i soggetti coinvolti, al di fuori di qualsiasi attività commerciale, scelgano liberamente di praticare assieme.
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