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Per circa vent'anni ci siamo proclamati "terapisti"; abbiamo parlato di "curar le malattie", di "pazienti" e scritto, non tutti ma molti, che lo shiatsu "serve per le cervicalgie, l'artrosi, i disturbi ginecologici ecc."
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Ci siamo a tutti gli effetti considerati "professionisti che curano".
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Ma pian piano la pratica dello shiatsu, quel che succedeva (o non succedeva) nel corso e dopo i trattamenti, i mutamenti che registravamo in noi e nelle persone con cui ci relazionavamo, in una parola la realtà che incontravamo tutti i giorni dentro e attorno allo shiatsu ci ha costretti a cambiare registro e parere.
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Ci siamo accorti che al di là del beneficio sul sintomo, le pressioni creavano un generale risveglio della vitalità che aveva dinamiche proprie, che non rispettava le nostre intenzioni (il "progetto terapeutico" come lo chiamano pomposamente i medici) ma seguiva andamenti e esprimeva priorità nate dal bisogno "profondo" di Uke.
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Ci siamo accorti della centralità della relazione tra i due praticanti, relazione che non aveva una parte attiva e una passiva, una dominante e una sottomessa, ma esprimeva una collaborazione tra pari per un benessere comune.
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Ci siamo accorti che la pratica shiatsu poteva costruire per Uke e per noi un nuovo modo di essere e di vivere; poteva innescare una evoluzione personale verso una vita più piena e consapevole.
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Tutto questo ha via via messo la sordina, emarginato, portato in secondo piano l'aspetto "remissione del sintomo" che prima tanto ci gratificava e portava a noi le turbe sofferenti. Pian piano, domande come "dove sta il confine fra salute e malattia?" oppure "quando posso considerare il paziente guarito" ci hanno portato a mettere in crisi lo stesso concetto di malattia, a non riconoscerci più nella "società patologica" che ci circonda e che cerca di inquadrarci; ad esprimere nuovi contenuti e una nuova cultura, o meglio embrioni di nuova cultura.
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Resta vero che le persone che ci cercano sono totalmente omogenee alla cultura dominante e vengono a fare shiatsu per la cefalea e il mal di schiena, ma praticando con noi non possono non incontrare un modo nuovo di rapportarsi a sè stessi e alle proprie manifestazioni, di porsi in relazione con un universo che sempre li affascina e che spesso li coinvolge, rivoluzionando, poco o tanto, la loro vita.
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Quanti volti ha lo shiatsu?
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Molte delle cosiddette "terapie alternative", shiatsu in testa, presentano tre aspetti che convivono e si sovrappongono:
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a) sono tecniche che curano i disagi (nel senso di "prendersi cura");
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b) sono metodiche centrate sulla relazione tra i soggetti che collaborano;
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c) sono discipline evolutive per chi le pratica.
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Sono tre aspetti importanti, tutti tre meritevoli di attenzione e tutela; ma per noi stessi e per la società dobbiamo chiarirci qual " l'elemento qualificante, quello che ci contraddistingue e ci permette di trovare un centro attorno cui costruire tutto ciò che nella vita quotidiana attiene allo shiatsu: la comunicazione sociale, la formazione, la professionalità, il rapporto con le istituzioni, le strutture organizzative.
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Fermo restando che tutti tre gli aspetti sono importanti e intrecciati indissolubilmente, si tratta di scegliere qual'è il centro, o meglio quale elemento poniamo al centro della nostra vita di praticanti shiatsu.
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Leghiamoci al nostro carro
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Siamo entrati in un periodo di turbolenze sociali e politiche; sorgono a tutti gli angoli sigle, associazioni, coordinamenti, sindacati che vogliono rappresentarci e chiedono il nostro consenso per parlare a nome nostro; e pretendono di collocarci in contenitori in cui "secondo loro" dovremmo stare; di volta in volta ci definiscono "medicine non convenzionali", "terapie complementari", "tecniche corporee", "arti per la salute", discipline energetiche" ecc. Pensiamo sia tempo che il mondo dello shiatsu si esprima e decida in prima persona cosa vuole essere, senza tatticismi diplomatici e strategie politiche, ma semplicemente guardandoci in faccia e tirando fuori quello che vogliamo fare e vogliamo essere.
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Troviamo il nostro centro! Poi seguiranno le strategie politiche e le tattiche diplomatiche. Potranno anche essere necessari mediazioni e compromessi ma a partire dalla nostra forza, dal riconoscimento di quello che siamo e al ruolo che vogliamo svolgere nel sociale e non per inseguire e/o compiacere questo o quel partito, questo o quel politico.
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Siamo convinti che la grande maggioranza dei praticanti shiatsu oggi si riconoscano, in modo più o meno sfumato, in una definizione di shiatsu che va oltre la "terapia alternativa" e che pone al centro il contenuto di "disciplina evolutiva-energetica basata sulla relazione".
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Scegliamo (e costruiamo) il nostro albero.
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L'importante " che da subito dichiariamo e riconosciamo il filone culturale a cui apparteniamo; costruendo e strutturando l'albero comune di cui intendiamo essere i (diversi) rami.
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