Al 38° Seminario Nazionale APOS con Kazunori Sasaki sensei

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Ringraziare Sasaki sensei per la sua attenzione, per la sua intensità e per la sua passione è scontato ma è doveroso.

Con grande intensità spesso era il primo ad entrare in sala e con una energia sorprendente si metteva in gioco su tutto, dal montare i tatami al condurre le pratiche del risveglio.

Con straordinaria attenzione osservava tutti i momenti di lavoro e anche durante le prove di valutazione  in cui non sarebbe stato direttamente coinvolto, non perdeva mai di vista la pratica, guardava, rifletteva, pensava. La sua presenza era palpabile.

La passione lo portava ad intervenire con forza, ad esprimersi con enfasi, ad essere diretto e concreto al limite, a volte, della durezza.

Durante le giornate di seminario ha tirato il filo del lavoro, legando al proprio hara i partecipanti e portandoli, anzi spingendoli con forza un passo dopo l’altro.

Durante le sue “ricognizioni” aveva ravvisato forse la tendenza diffusa a trattare in modo troppo meccanico, formale, secondo la sua visione, una modalità che non metteva bene a fuoco i principi chiave del lavoro. Ed eccolo immediatamente costruire un programma ad hoc per mettere a fuoco i concetti di sensibilità, ascolto, concentrazione , coscienza del proprio hara, relazione, uso consapevole (sempre più consapevole) delle due mani.

In poco tempo e con ritmi serrati che alternavano spiegazione e pratica ci ha guidato in alcune tecniche allo stesso tempo semplici e molto complesse: attraverso la gestione per nulla banale di hara e delle mani ha trasmesso tecniche di liberazione e riequilibrio del bacino e del collo, tecniche brevissime ma molto efficaci nella pratica professionale, immediatamente “spendibili” da subito per il benessere dei nostri riceventi…a patto di averne compreso la complessità!

In pochi secondi di tecnica infatti erano nascosti i principi base dello shiatsu e per tradurre quei principi in efficacia nel brevissimo tempo che lui concedeva era necessaria una grande concentrazione, la capacità di entrare ed uscire dal lavoro senza mai “spegnere il motore”.

Imponendo un ritmo alto ha lavorato sul concetto stesso di tempo, traghettando chi è fresco di studi, dal tempo disteso della formazione al tempo rapido e diretto che a volte la pratica professionale richiede, costringendolo ad ascoltare, riflettere, reagire, essere efficace,  tutto allo stesso tempo. Chi ha già una robusta esperienza è stato richiamato con decisione a riscoprire la base e ad affinare la capacità di ascoltare senza dare nulla per scontato.

Dopo una partenza così, Sasaki sensei ha tirato il filo, facendoci riscoprire l’autenticità del concetto di ki, anzi, direi portando il ki da essere un concetto astratto ad essere una realtà concreta, presente, chiara, quotidiana. Questo è stato il grande salto, un salto avvenuto senza che nemmeno probabilmente ce ne accorgessimo più di tanto. Ecco che allora (solo allora!) è stato possibile per lui introdurre alcuni spunti di pratica dello stile iokai, lavorando su un meridiano, mostrando una complessa e “scenografica” mobilizzazione. Ma lo ha fatto continuando ad alternare complessità ed estrema semplicità, concetti energetici e profonda conoscenza del corpo umano nella sua anatomia e fisiologia, mostrando che davvero “tutto è uno e uno è tutto”, rendendo tremendamente concreta l’inafferrabile filosofia orientale.

Grazie a tutti i partecipanti per la loro attenzione, per essersi concessi di mettere in discussione abitudini consolidate, certezze ed il concetto stesso di tempo, che Sasaki modulava e cavalcava imponendo ritmi quasi musicali che alternavano azioni concitate a silenzi, bruschi rallentamenti, sospensioni, ripartenze….

Che cosa potrebbe essere questo, se non un’ennesima manifestazione del ki che ci ha fatto direttamente sperimentare?

Lorenzo Bonaiuti
Membro CD APOS